l'uovo rifiutato

Ciao bambini italiani, il mio nome é Mabö. Ho immaginato a fatica cosa possa essere un uovo di cioccolato, non ne ho mai visti, e non so perche' la mia storia debba finire su un uovo, ma sono contento di poterla raccontare.Sono nato nel Mali e ho 13 anni. Un giorno, si è presentato a casa un signore molto gentile. Mi ha offerto un lavoro ben pagato per fare il cioccolato, in un altro paese, e siccome la mia famiglia è povera, ho accettato la sua proposta. Il viaggio è stato divertente: eravamo cinque e per farci passare il confine inosservati ci hanno nascosti in un carro funebre e nessuno si è accorto di noi. Ma poi è cominciato l'inferno e il signore gentile è scomparso. Siamo arrivati di sera e ci hanno messo a dormire in una stanza senza letti, insieme ad altri bambini scheletrici, gli si potevano contare le ossa, e ci hanno chiuso dentro a chiave. Bisognava svegliarsi presto e lavorare nelle piantagioni di cacao per tutto il giorno. Se uno non faceva abbastanza veniva picchiato. Ci davano da mangiare una banana e un pugno di mais. Parlando con gli altri bambini ho scoperto che nessuno era stato mai pagato. Solo il secondo giorno ho riconosciuto un bambino del mio paese che era lí a lavorare da un anno. Aveva gli occhi di un vecchio e camminava a quattro zampe. Mi ha raccontato che aveva provato a scappare ma lo hanno preso e gli hanno tagliato la pianta dei piedi con un coltellino, cosí non riesce più a camminare. Dopo qualche giorno non sono più riuscito a trovarlo. Dopo qualche settimana mi sono accorto che stavo diventando come quei bambini scheletrici che avevo visto appena arrivato. Dopo un mese, di mattina, invece che uscire con tutti gli altri mi sono ben nascosto dietro i secchi che usavamo come bagno. Quando ho sentito il silenzio sono uscito e mi sono messo a correre e correre più forte che potevo e ancora di notte nei sogni corro più forte che posso, corro, corro.